Agevolazione investimenti startup e certificazione revisore

Il Decreto Ministeriale del MIMIT, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha ufficializzato il nuovo credito di imposta sugli investimenti di incubatori ed acceleratori nelle start up grazie alla pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale il 20 giugno 2025 che rappresenta l’attuazione Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023.
Per ottenere il credito fiscale serve la certificazione del revisore legale sugli investimenti effettuati in favore delle startup effettuati dai soggetti che si occupano del loro sviluppo aziendale ed economico mediante l’immissione di capitali economici e di competenza necessari per la loro crescita.
Infatti, gli incubatori e gli acceleratori delle startup sono imprese professionali che possiedono tutte quelle conoscenze manageriali, capacità relazioni e di rete, oltre ai capitali economici, utili per la crescita ed il successo di queste realtà innovative, soprattutto nella fase iniziale della loro vita e del loro business.
Per accedere all’agevolazione, gli incubatori e gli acceleratori devono avere il 70 per cento delle loro immobilizzazioni finanziarie nelle partecipazioni in start up innovative alla fine del periodo di imposta, anche se gli investimenti diretti o indiretti che possono avvenire anche attraverso fondi o società specializzate.
Investimenti in start up: chi può ottenere il credito di imposta
I soggetti che possono ottenere il credito di imposta sono incubatori ed acceleratori che hanno investito nelle start up innovative ed effettuato la loro regolare iscrizione alla sezione speciale del Registro delle Imprese, in modo da essere considerati come realtà certificate in grado di sostenere lo sviluppo di questo tipo di imprese. Inoltre, al momento della domanda per il tax credit i richiedenti devono:
- essere imprese già costituite e attive;
- non essere oggetto di procedure come fallimento, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria;
- non aver subito misure di interdizione che non consento di contrattare con la PA;
- non aver commesso irregolarità che non permettono di ricevere incentivi ed agevolazioni pubbliche.
Queste condizioni servono ad accertare che acceleratori ed incubatori siano affidabili e nelle condizioni di poter accompagnare il processo di innovazione delle startup su cui investono risorse economiche e conoscenze, evitando che fondi pubblici possano andare in mano a soggetti che possono utilizzarli in maniera illegale.
Come funziona il credito di imposta per chi investe nelle start up

Il credito d’imposta per chi investe nelle startup prevede un’agevolazione fiscale pari all’8 per cento dell’investimento sostenuto su un totale massimo di 500mila euro per ogni beneficiario, riguardante un determinato periodi di imposta e da mantenere per tre anni, pena la decadenza e la restituzione degli importi già fruiti.
Questa misura fiscale è finanziata con 1,8 milioni di euro all’anno messi a disposizione dal Governo a partire dal 2025 e ogni incubatore e acceleratore di start up innovative potrà accedere all’apposito credito di imposta fino all’esaurimento fondi e la conformità dell’investimento, certificato da revisori iscritti alla Sezione A del Registro di questi professionisti.
Inoltre, tali investimenti devono essere fatti nel capitale sociale delle startup con l’acquisto di loro quote o azioni, oppure attraverso le OICR, gli Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio, o società di capitali che hanno come obiettivo di costituzione quello di investire nelle imprese innovative.
Il credito di imposta rivolto agli investimenti nelle start up è gestito da Invitalia che valuta le domande pervenutegli e trasmette i risultati al MIMIT per terminare la procedura e decidere per la destinazione dei fondi spettanti ai singoli incubatori ed acceleratori che ne hanno fatto richiesta.
Come richiedere il credito di imposta per gli investimenti in startup
Per richiedere il credito d’imposta per gli investimenti in start up è necessario presentare l’apposita domanda presso il sito internet di Invitalia e compilandola inserendo i dati del soggetto investitore e delle realtà innovative che ricevono i capitali oggetto del credito fiscale da ottenere. Le modalità complete per ottenere l’agevolazione fiscale in questione saranno presentate all’interno di un bando adottato dal MIMIT entro 45 giorno dall’entrata in vigore del decreto che ha disposto il tax credit. Si sa già che alla richiesta bisogna allegare anche:
- la dichiarazione sostitutiva di atto notorio per confermare di avere i requisiti per ottenere l’agevolazione fiscale e l’assenza delle condizioni che non consentono di ottenerlo;
- la certificazione della congruità degli investimenti in start up effettuata da società di revisione o da revisori legali iscritti al Registro dei Revisori Sezione A;
- la dimostrazione dell’avvenuto investimento;
- la delibera societaria, se necessaria, per disporre il versamento.
Invitalia può richiedere anche altri documenti per completare la propria verifica, per poi inviare il resto degli allegati richiesti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy che dovrà decidere sull’accettazione della richiesta e sull’ammontare dell’importo del credito di imposta da concedere, Il procedimento si conclude con la comunicazione di Agenzia delle Entrate che consente ai beneficiare del tax credit e poter utilizzare i fondi riconosciuti agli investitori.
Altre informazioni utili sul credito di imposta per gli investimenti in start up innovative

Una volta riconosciuto il credito d’imposta, gli incubatori e gli acceleratori beneficiari possono utilizzarlo sui canali online di Agenzia delle Entrate tramite F24 ed in compensazione, senza poterlo cedere o trasferire a soggetti terzi, né poterne fruire a titolo di rimborso. entro i limiti de minimis riconosciuti durante l’anno di imposta, ovvero fino a 300mila euro in tre anni per impresa unica. Tale tax credit deve essere inserito nella dichiarazione dei redditi di ogni anno in cui esso viene usato.
Invece, il credito d’imposta dell’8 per cento può essere perso se si cede il proprio investimento nelle realtà innovative prima di tre anni, se la start up perde i requisiti di impresa innovativa, se si presentano dichiarazioni o certificazioni sbagliate o false, il mancato invio dei documenti attestanti il versamento dell’investimento. Però, esso può essere cumulato con altre agevolazioni per gli stessi investimenti se si rispettano le regole europee in materia di aiuti ed incentivi pubblici.
Se il credito di imposta viene utilizzato in maniera indebita, gli importi fruiti dovranno essere restituiti con l’aggravamento del pagamento di interessi e sanzioni tramite il recupero di Agenzia delle Entrate, con il rischio di perseguimento penale se essi non erano spettanti o inesistenti.
Infine, acceleratori e incubatori che ricevono il credito di imposta per gli investimenti in startup devono conservare per almeno cinque anni la documentazione che relativa all’agevolazione fiscale per essere pronti in caso di controlli delle Autorità competenti. Compila il form o chiamaci per ricevere l’assistenza dei nostri revisori legali e certificare gli investimenti immessi nelle realtà innovative ed ottenere gli importi in compensazione messi a disposizione dal MIMIT.
